Fino a qualche anno fa sembrava che uno stipendio elevato e qualche benefit interessante fossero sufficienti per attirare i migliori specialisti IT. Oggi il mercato appare completamente diverso. Programmatori, UX designer e architetti di sistemi scelgono sempre più spesso aziende non per la pizza gratis o la tessera sportiva, ma per il modo di lavorare, la cultura organizzativa e la possibilità di reale crescita. Cosa conta davvero quando si cambia lavoro? Abbiamo esaminato report, dati di mercato e opinioni degli stessi specialisti.
Fino a qualche anno fa internet era pieno di meme sul settore IT. Stanza con console, PlayStation nella chill room, caffè illimitato, giovedì della frutta, pouf, calcio balilla e pizza il venerdì. Le aziende si sfidavano nel mostrare i benefit, convinte che fossero proprio questi a convincere i migliori specialisti a firmare il contratto.
Oggi questa immagine è ormai fortemente superata.
Ovviamente a nessuno dispiace un buon caffè o un ufficio comodo - perché ormai sono lo standard e “ovvio”, che siano presenti. Il problema è che per la maggior parte delle persone esperte in IT questi non sono argomenti decisivi. Si può dire anche più forte: molti specialisti considerano tali benefit un tentativo di coprire problemi che influenzano davvero il lavoro quotidiano.
Il mercato tecnologico è molto maturato. Dopo un periodo di grande boom nelle assunzioni le aziende hanno iniziato a essere più caute nel reclutare, e i candidati scelgono i datori di lavoro con molta più attenzione. Dal report di Just Join IT, che analizza oltre 110 mila offerte di lavoro e le risposte di più di 4400 specialisti, emerge che il mercato si è stabilizzato, ma le aspettative nei confronti dei datori di lavoro oggi sono molto più alte rispetto a qualche anno fa.
Lo stipendio conta ancora. Ma ha smesso di essere l'unico argomento.
Non illudiamoci: i soldi sono importanti.
Un programmatore non cambia lavoro perché nell'azienda nuova c'è una macchina del caffè migliore. Lo cambia quando riceve progetti più interessanti, maggiore responsabilità, una cultura del lavoro migliore e uno stipendio adeguato alla sua esperienza.
I dati di Just Join IT mostrano che gli sviluppatori senior con esperienza possono ancora contare su retribuzioni molto alte, soprattutto nel modello B2B. Allo stesso tempo il mercato è diventato molto più esigente nei confronti di chi inizia la carriera. I junior oggi competono per meno del 5% di tutte le offerte di lavoro, quindi completare un corso di programmazione non è più una porta d'accesso automatica al primo impiego.
I programmatori non lasciano le aziende. Lasciano la cattiva gestione.
Questa frase appare regolarmente sia nelle discussioni sui forum del settore sia nelle indagini sulla soddisfazione dei dipendenti.
I motivi più spesso citati per cambiare lavoro non sono la mancanza di frutta in cucina, ma:
- caos organizzativo,
- decisioni di business poco chiare,
- continui spegnimenti di incendi,
- mancanza di influenza sull'architettura del sistema,
- tecnologie obsolete,
- micromanagement,
- mancanza di fiducia,
- progetti sviluppati senza un piano.
I programmatori amano risolvere problemi complessi. Non amano dover combattere ogni giorno con problemi che si potevano evitare con una buona organizzazione del lavoro.
Per un UX designer conta qualcosa in più di Figma
La situazione è molto simile tra i progettisti UX e UI.
Un buon designer non vuole essere la persona che “colora bello lo schermo”. Vuole parlare con gli utenti, analizzare i dati, condurre workshop, testare soluzioni e avere un impatto reale sul prodotto.
Se l'unico compito del designer UX è spostare i pulsanti di qualche pixel, molto presto inizierà a guardarsi intorno per un nuovo lavoro.
Cosa cercano davvero gli specialisti IT?
Le conversazioni con i programmatori, i report del settore e l'esperienza delle software house portano a conclusioni simili. Le aziende più attraenti offrono oggi soprattutto:
- progetti ambiziosi che sviluppano competenze,
- team esperti da cui imparare,
- un'architettura che permette di creare buone soluzioni anziché toppe,
- flessibilità nell'organizzazione del lavoro,
- fiducia invece di controllo,
- trasparenza su stipendi e aspettative,
- una cultura basata sulla partnership e non sulla gerarchia.
Per questo motivo le aziende che investono esclusivamente in benefit perdono sempre più spesso rispetto alle organizzazioni che investono nelle persone.
E i giovedì della frutta?
È un ottimo extra. Davvero. Ma solo un extra.
Se il progetto è interessante, il team è competente, il leader supporta la crescita e l'azienda mantiene le promesse - banane e mele in cucina sono un gesto gradito.
Se invece la quotidianità significa straordinari, riunioni infinite e caos tecnico, nessuna frutta potrà compensare.
I programmatori spesso scherzano che i “giovedì della frutta” sono diventati il simbolo di aziende che cercano di coprire problemi più seri con un adesivo colorato sulla porta della cucina, e c'è del vero in questo.
Come la vediamo noi in Web24?
Negli anni abbiamo capito che ciò che attira i migliori specialisti non è uno slogan di reclutamento, ma il lavoro quotidiano.
Le persone vogliono partecipare a progetti di cui saranno orgogliose. Vogliono imparare da colleghi più esperti, influenzare le soluzioni e sapere che la loro voce conta davvero.
Per questo costruire un buon team inizia molto prima della pubblicazione di un'offerta di lavoro. Inizia dalla cultura organizzativa.
Perché in fondo sono le persone a creare la software house. Le tecnologie cambiano ogni pochi anni. Un buon team rimane il più grande vantaggio competitivo.
